Musica e handicap: premesse e programmi scolastici
 
INFLUENZA DELLA MUSICA NEL PROCESSO DI INTEGRAZIONE E NELL'ACQUISIZIONE DI COMPETENZE
Premessa

Ho realizzato questo lavoro nell’Anno Scolastico 1993-1994, al termine del Corso Biennale Statale di Specializzazione Polivalente (oggi sostituito da appositi corsi universitari), terminato il quale il docente può svolgere le cosiddette Attività di Sostegno.
Sebbene alcuni contenuti, come ad esempio la parte normativa, non siano più attuali, ne propongo la lettura per almeno due motivi:
1. nonostante le numerose riforme della scuola, l’insegnamento musicale è a tutt’oggi trascurato, soprattutto con alunni in situazione di handicap;
2. ad anni alterni, si verifica l’esaurimento delle graduatorie per la nomina di docenti di sostegno, col conseguente affidamento degli incarichi a personale non specializzato.
E’ evidente che formarsi e/o aggiornarsi su questi temi è ormai indispensabile all’interno della scuola italiana, nella quale la bandiera dell’integrazione viene costantemente innalzata ad ogni riforma, con ogni ministro e ormai in ogni suo ordine e grado.
Inoltre, l’avvento delle Artiterapie, e della Musicoterapia in particolare, sta contribuendo alla crescita di interesse verso le enormi potenzialità offerte dalla musica in campo riabilitativo e alla nascita di iniziative didattiche sempre più numerose, nonostante l’eterna carenza dei fondi necessari alla loro piena e completa realizzazione.
Introduzione

La scuola dell’obbligo italiana - ivi compresa quella dell’infanzia, sempre più frequentata dai bambini- è stata oggetto fin dal 1977 di una pluralità di riforme, che l’hanno portata ad una radicale trasformazione. Tali riforme sono state in genere bene accolte dopo decenni di silenzio delle Istituzioni, in conseguenza dei quali la scuola era pericolosamente invecchiata, con materie ancora tutte da inventare (una per tutte: l’Educazione Musicale) e con livelli pedagogico-didattici in contraddizione con la mutata realtà socioculturale del Paese.
Se, in campo metodologico e curricolare, molto è stato fatto, il problema dell’integrazione, affrontato fin dal ’77, non è ancora pienamente risolto, sia perchè la legislazione in merito non è completa, sia perchè gli stessi programmi di studio contengono sezioni troppo generiche riguardo all’handicap. I docenti non di rado si ritrovano in difficoltà nel proporre contenuti adeguati alle difficoltà da affrontare e troppo spesso devono gettare la spugna delegando ai colleghi di Sostegno molte attività di loro competenza.
Nonostante le carenze, l’attuale organizzazione scolastica è comunque in grado di favorire l’integrazione scolasticadegli alunni in situazione di handicap. In particolare, l’insegnamento della musica può veramente risultare fondamentalesia per la realizzazione dell’integrazione, sia per l’acquisizione delle competenze. Si osservino, a tal proposito, alcune specifiche caratteristiche dei programmi.
Innanzitutto, non si incontrano riferimenti individualistici: si fa musica in contesti di collettività pur perseguendo obiettivi anche complessi come quelli legati all’originalità espressiva. I programmi mettono inoltre in evidenza l’altissimo potere socializzante della musica, cosa che consente a tutti gli alunni di inserirsi e di dare un proprio personale contributo al lavoro della classe. La non suddivisione del programma per anni di corso permette la massima discrezionalità nel proporre cronologicamente i contenuti, rendendo possibili programmazioni tagliate su misura per ogni fascia di livello. I programmi sottolineano l’aspetto inter- e pluridisciplinare della musica, vista come una delle espressioni che maggiormente caratterizzano le culture di ogni tempo e luogo. La globalità di questa materia è stata rilevata dai didatti più noti; il suo contributo all’unità del sapere è primario, come primario è quello all’unità degli obiettivi relativi al comportamento, allo sviluppo e alla maturazione della personalità.
Ultimo, ma non per importanza, è da rilevare il mutato atteggiamento pedagogico nei confronti dell’alunno, indipendentemente dal fatto che sia o meno in situazione di handicap. Come si è osservato, la scuola italiana è stata a lungo teorica, nozionistica, di parte e, in definitiva, anacronistica. Il valore pedagogico e didattico del vissuto, dell’operatività, dell’esperienza pratica e corporea, della manipolazione, dell’emozione è stato colto soltanto negli ultimi documenti programmatici, con i quali si sono gettate le basi per la rinascita culturale e musicale dell’Italia. Purtroppo, alcuni modelli applicati all’estero, con orchestre e cori scolastici capillarmente diffusi, sono ancora inarrivabili; per di più, alcune didattiche musicali molto antiche e tuttora valide, come la solmisazione di Guido d’Arezzo, sono state semplicemente ignorate dai nostri legislatori. Nei confronti della musica, poi, la mentalità “accademica” ed atavici pregiudizi culturali hanno formato intere generazioni incapaci di orientarsi e di fruire consapevolmente del guazzabuglio di messaggi sonori e musicali che quotidianamente ci bersagliano.
L’Italia arriva praticamente ultima, fra le nazioni cosiddette “civili”, in fatto di programmi scolastici ma, nel campo dell’handicap, dell’inserimento e dell’integrazione risulta, fortunatamente, evoluta e, in alcuni aspetti, esemplare. La corretta gestione delle diversità a scuola dipende ora solo dalla sensibilità e dalla professionalità dei dirigenti scolastici e dei docenti e dal buon funzionamento degli organi di governo.
Contenuti dei programmi musicali

Appare ormai assodato che i principali contenuti didattici delle materie musicali si legano in modo irrinunciabile ad alcune attività fondamentali:
• l’ascolto
• la pratica vocale
• la pratica strumentale
• l’espressione corporea
• la drammatizzazione
• l’analisi interpretativa
• la composizione e la ricerca
• l’improvvisazione
• la codificazione
• la cultura generale

Tali contenuti scaturiscono dalle finalità dei programmi, riassumibili nella piena e consapevole fruizione della musica, intesa come linguaggio e quindi come mezzo di comunicazione e di socializzazione. L’alunno in situazione di handicap, più degli altri, deve acquisire sicurezza e autonomia e sentirsi partecipe del piano educativo della sua classe.
La materia Musica possiede quei requisiti di adattabilità che consentono di dare contributi personali anche minimi, eppure in armonia col “tutto”, che non perde per questo di organicità.